ALBONDIGAS CON TOMATE

polpette al pomodoro

Albòndigas con tomate

Mi chiedo talvolta se il trasporto aereo non abbia ucciso il viaggio…o, quantomeno,  se non lo abbia ferito gravemente.

Parlo di viaggio come di ciò che sta in mezzo tra l’essere dapprima in un posto e poi in un altro; di quel mentre spazio-temporale in cui una porzione di mondo ci scorre davanti con tutto il suo carico di umana diversità, e ci scopriamo curiosi…sorpresi…intrigati…qualche volta perfino scioccati.

Se solo pensiamo alla parola inglese per viaggio e viaggiare, ossia travel, è evidente la radice comune con quella francese travail, che vuol dire lavoro e l’italiano travaglio, che implica l’idea di fatica…di sacrificio, di sofferenza, ed è altrettanto evidente come questo concetto sia distante dal mero aereotrasportarsi da un aeroporto ad un altro. So già che qualcuno dirà che parlo così perchè non sono mai incappata in uno sciopero dei piloti o dei controllori di volo.

In effetti io non sono una persona che viaggia, non in questa fase della mia vita, perchè l’offerta turistica preconfezionata di massa non esercita su di me alcun fascino, a dire il vero detesto avere l’aria della turista. Quanto alle alternative possibili, purtroppo non sono alla mia portata; viaggio perciò moltissimo con l’immaginazione, soprattutto tra le pagine dei libri.

Da bambina invece, viaggiavo parecchio. Viaggiavo ogni giorno per spostarmi in treno da Bienne, la città in cui abitavo a Berna, dove andavo a scuola. Viaggiavo soprattutto con mia madre per tornare a Granada durante le vacanze scolastiche. Ci volevano tre giorni in treno attraverso la Svizzera, la Francia e tutta la costa orientale della Spagna.

All’epoca, negli anni ’70, i più viaggiavano ancora in treno, non per niente si usava l’espressione jet-set per indicare quei pochi privilegiati, per lo più miliardari o star del cinema, che si spostavano in aereo. Ora che volare da Pescara a Londra costa meno che andare a Roma in autobus, quell’espressione non ha più senso e infatti non la usa più nessuno.

A questo punto vi starete chiedendo cosa c’entra tutto ciò con le polpette al pomodoro, c’entra perchè queste sono proprio un ricordo di quelle nostre migrazioni estive al contrario, vale a dire verso il sud.

Perchè ogni volta che le mangio non posso non pensare alla trattoria in uno dei vicoli dalle parti del porto di  Barcellona, odorosa di fritto e assediata dai gatti, dove mia madre mi portava a mangiare, quando  eravamo in viaggio già dal giorno prima e non saremmo arrivate a destinazione prima del giorno dopo.

Di quei mitici viaggi serbo il ricordo di paesaggi, di volti e di storie di viaggiatori come noi, di colori e di sapori, come quello di queste polpette che figuravano sul menù come albóndigas con tomate.

INGREDIENTI (x 4 pers.)

600 g di carne macinata mista (suino e vitello)

100 g di mollica di pane

 latte

100 g di parmigiano grattugiato

2 uova

1 cucchiaio d’olio d’oliva

polvere d’aglio

prezzemolo tritato

sale e pepe

pangrattato

500 ml di salsa di pomodoro

1) In una ciotola mettete la carne, il sale, il pepe, il parmigiano, la mollica bagnata nel latte e strizzata, la polvere d’aglio, il cucchiaio d’olio, il prezzemolo e le uova. Impastate il tutto per bene con le mani.

2) Con le mani inumidite formate poi delle palline grandi come una noce e passatele nel pangrattato.

3) In una padella antiaderente fate rosolare le polpette in poco olio, scuotendo la padella per farle dorare uniformemente senza deformare la loro sfericità. Toglietele dalla padella con un mestolo forato e tenetele da parte.

4) Nella stessa padella in cui avete cotto le polpette versate la salsa di pomodoro, salate e fate cuocere almeno 10 min. Aggiungete le polpette e fatele cuocere altri 20 min nella salsa. Se il sugo dovesse restringere troppo allungate con un mestolino di brodo. Il piatto è pronto quando si vede l’olio separarsi dal sugo di pomodoro.

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