SPANISH DELIGHTS ovvero Polvorones ricoperti di cioccolato e mandorle

POLVORONES

POLVORONES

Ho chiamato così i miei polvorones per non incorrere nel disappunto dei puristi. Questi dolcetti spagnoli, nella ricetta tradizionale, non contengono infatti cacao, nè tantomeno una copertura di cioccolato.

Sono autentiche squisitezze che si sciolgono in bocca e sono una tradizione natalizia in Spagna. Tuttavia, come i nostri panettoni, si trovano per un po’ anche dopo le feste, dopo di che spariscono dalla circolazione fino al Natale successivo.

Poichè sono troppo buoni per stare un anno senza, e in ogni caso qui da noi non si trovano proprio, è come sempre cosa utile saper fare da sè.

Avendo una mamma andalusa, li mangio da sempre. Anche se si vendono in tutta la Spagna, è  l’Andalusia  il luogo d’origine dei polvorones, in particolare Estepa (Siviglia) ed Antequera (Malaga), dove ho svariati parenti.

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Con mia madre, i miei figli, zio, cugino e castello di Antequera sullo sfondo.

A dire il vero in casa li abbiamo quasi sempre chiamati mantecados e data la loro consistenza friabile, mi avevano insegnato a strizzarli chiudendoli nel pugno prima di scartarli. Si presentano infatti confezionati in carta velina o papel de seda come si dice in spagnolo. In effetti ho provato ad acquistare on line queste cartine, ma non sono riuscita a trovare una sola azienda che li esportasse in Italia; penso proprio che me le farò spedire da qualche parente.

Pare poi che mantecados e polvorones siano prodotti diversi, nonostante siano molto simili. Personalmente ho avuto occasione di assaggiarli  contemporaneamente e non ho capito la differenza. Ho fatto allora delle ricerche e devo dire che sono ancora più confusa di prima. Ci sono diverse scuole di pensiero e ne ho concluso che tutto sommato… mi importa poco.

Anche per quanto riguarda la loro origine si narrano storie diverse. A parte la guerra incruenta tra Estepa e Antequera per attribuirsene l’invenzione, quasi tutti concordano nel farne risalire le cause ad un’eccedenza nella produzione di cereali e di strutto nel XVI sec. Stante l’ascendenza araba della maggior parte dei dolci natalizi spagnoli e la somiglianza dei mantecados e polvorones con gli horaiebe, alcuni sostengono che l’Inquisizione spagnola impose l’uso dello strutto di maiale allo scopo di stanare Arabi ed Ebrei. Mah…! Come si faccia a paragonare i polvorones con gli horaiebe resta per me cosa misteriosa…forse solo per il fatto che son fatti di farina, zucchero e grasso? Potremmo dire lo stesso di un’infinità di dolci dico io. Semmai gli horaiebe sono, a mio modesto parere, da accostare ai mexican weddig cookies, ai russian tea cakes, ai melting moments o alle snow balls, cui presto dedicherò un altro post.

Accreditata è la paternità (o forse dovremmo dire maternità) dei polvorones fatta risalire a una certa signora Filomena Micaela Ruìz, detta maliziosamente la colchona ( da colchòn, materasso in spagnolo). Costei, moglie di un trasportatore, desiderava rendere meno deperibili i suoi mantecados per poterli commercializzare ai quattro angoli del Paese tramite il marito. Raggiunse lo scopo facendoli asciugare di più e conferendo loro la caratteristica friabilità. Questa storia collocherebbe il polvoròn in epoca successiva al mantecado, nel XIX sec.per la precisione e, secondo i più, la differenza tra mantecado e polvoròn risiede proprio nel maggior contenuto di farina del secondo rispetto al primo e nella presenza della farina di mandorle che non è prevista nel mantecado, in cui a legare il tutto c’è, oltre allo strutto , la presenza di albume d’uovo. Sarà…ma ripeto, io non ho riscontrato differenze se non nella forma, rotonda nel mantecado e ovale nel polvoròn.

Altra curiosità. Mi è capitato una volta, per ragioni che tuttora ignoro,  che i miei polvorones si liquefacessero durante la cottura, appiattendosi informi sulla teglia. Immaginate il mio disappunto e ancor di più la sorpresa quando mia madre mi ha candidamente consigliato di non cuocerli. A sentir lei, negli anni della Guerra civile non tutte le famiglie potevano permettersi di pagare il forno per far cuocere i loro mantecados e così semplicemente non lo facevano. “Tanto la farina è già tostata!” ha detto lei. Già …ma il lardo?…dico io…magari usando il burro… Comunque io non mi sono persa d’animo, ho recuperato il mio blob una volta raffreddato, ho reimpastato il tutto aggiungendo un altro pò di farina tostata e li ho rimessi nel forno. Sono venuti benissimo!

Passiamo finalmente alla ricetta, tanto semplice quanto economica e, aggiungerei, facilmente rimediabile se ci fosse qualche inconveniente al primo tentativo.

INGREDIENTI (ca. 5o pz.)

550 g di farina oo

250 g di strutto

250 g di zucchero a velo

2 cucchiai di cacao amaro

130 g di farina di mandorle

1 cucchiaio di semi di sesamo tostati

1 spolverata di cannella

per la copertura

200 g di cioccolato fondente

1 cucchiai di olio di semi di arachidi

mandorle a lamelle

1) Versate la farina su una teglia da forno e fatela tostare a 170° per una mezz’ora, smuovendola con una spatola un paio di volte. Deve assumere una colorazione un pò giallina.

2) Lavorate a crema lo strutto e lo zucchero. Aggiungete le mandorle, il cacao, il sesamo, la cannella e la farina.

3) Ammassate con le mani cercando di tenere insieme l’impasto che deve presentare una certa facilità a sgretolarsi. Abbassatelo a circa 1,5 cm e ritagliate con uno stampo rotondo da 4 cm ca.

4) Se volete la forma tipica del polvoròn, ovalizzate un pò. Disponete sulla lastra del forno coperta di carta forno e fate cuocere a 250° fino a leggera doratura.

5) Mentre i polvorones si raffreddano preparate la glassa sciogliendo a bagno maria o nel microonde il cioccolato con l’olio. Ricopritene i polvorones e distribuite sopra delle lamelle di mandorle fintanto che la glassa è ancora liquida.

Quando la glassa è indurita avvolgete i polvorones singolarmente in rettangoli di carta velina che chiuderete a a caramella.

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