MARMELLATA “SPICCHIO DI SOLE”

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“Marmelade” di arance amare

Dire che mi piace la marmellata è un eufemismo.

Potrei spazzolarne un intero barattolo a cucchiaiate, non importa quale sia il gusto. Non credo esista una marmellata che non mi piace.

Tuttavia ho una mia personale classifica delle marmellate, ordinate per indice crescente di gradimento. Devo dire però che lo scarto tra la prima e l’ultima classificata è davvero minimo! Si va, per intenderci, dal semplice ” mi piace” al “non posso vivere senza”, passando per il “mi piace molto” e il “mi fa impazzire”.

La mia preferita è la marmellata di lamponi, ma subito dopo viene quella di arance amare, quella che gli Inglesi chiamano marmelade.

Mi sono imbattuta in un paio di aneddoti sull’origine di questa parola che nel suono ricorda l’italiano “marmellata”.

Il primo aneddoto fa derivare il termine marmelade dal francese Marie est malade, frase attribuita ad una governante francese, forse con riferimento alla figlia di Enrico VIII, per giustificare l’accondiscendenza al desiderio della bambina di gustare il goloso preparato.

Il secondo parla invece di un carico di arance proveniente dalla Spagna arrivato nel porto di Aberdeen, in Scozia,   e non ritirato. Per evitare che le arance andassero a male e il carico così perduto, a qualcuno venne in mente di cuocerle con lo zucchero. Il risultato piacque tanto a una nobildonna del posto che questa ne divenne ghiotta e da qui la ricorrente domanda del suo maggiordomo: “More my lady?”

Le arance usate per la sua preparazione, reperibili tra gennaio e febbraio, sono conosciute infatti come arance di Siviglia, anche se in quella città per lo più le lasciano marcire sotto l’albero perchè immangiabili così come sono.

Quale che sia la verità sull’origine del nome, io l’ho soprannominata “marmellata spicchio di s0le”, perchè con quel suo colore caldo ravviva anche la più grigia delle giornate, proprio come uno raggio di sole in un giorno d’inverno.

Ma veniamo ora alla ricetta che non è delle più semplici. Richiede due giorni perchè c’è da considerare il tempo di macerazione.

INGREDIENTI

1 kg di arance di Siviglia

2,5 kg di zucchero

3 litri d’acqua

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Per  provare la ricetta,  ho fatto solo mezza dose, come potete vedere.

Per prima cosa, lavate bene le arance e spremetene il succo. Mettete semi, polpa e pellicine bianche in una garza.

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Tagliate le bucce a fettine sottili. Si tratta di un lavoro piuttosto lungo. Mentre lo fate potete guardare un film o magari ascoltare della musica, quest’ultima attività essendo meno pericolosa della prima quando si maneggia un coltello.

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In un recipiente, preferibilmente di vetro, mettete i pezzetti di buccia, il succo e anche la garza bene annodata a formare un sacchetto. Coprite bene con l’acqua. Se il vostro recipiente non riesce a contenere tutti e tre i litri, mettetene solo una parte,sufficiente però a coprire il tutto.

Coprite il recipiente con della pellicola e fate macerare al fresco per una notte o, ancora meglio, per 24 ore. Io l’ho tenuto sul balcone.

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In una pentola capiente fate bollire le bucce con tutta l’acqua richiesta nella ricetta, fino a quando diventano molto tenere. Appendete di lato il sacchetto con i semi in maniera tale che resti in immersione.

E’ fondamentale che le bucce siano ben cotte prima di aggiungere lo zucchero, altrimenti poi diventano dure.

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Quando le bucce sono cotte, strizzate bene il sacchetto con uno schiacciapatate. In questo modo potrà fuoriuscire la pectina che permetterà alla marmellata di addensarsi.

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Aggiungete lo zucchero e mescolate fino a quando non è ben disciolto.

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A questo punto alzate la fiamma e fate bollire vivacemente. Si formerà della schiuma ma non importa, poi sparirà. Abbassate il fuoco se la marmellata schiuma eccessivamente e rischia di fuoriuscire dalla pentola.

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A questo punto bisogna capire quando è pronta. Un semplice sistema sempre valido è quello di mettere dei piattini nel freezer e fare questa prova: versate un cucchiaino di marmellata sul piattino freddo, aspettate qualche istante e provate a inclinarlo. Se la marmellata è pronta non scivolerà via e sulla superficie si sarà formata una pellicola. Significa che potete spegnere il fuoco, altrimenti fate cuocere ancora un po’ e ripetete la prova con un altro piattino. A me c’è voluta una mezz’oretta scarsa di bollitura.

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Bene, arrivati a questo punto siete pronti ad invasare i vostri spicchi di sole ancora bollenti in vasetti sterilizzati.

Per assicurare una conservazione più lunga, anche di un paio d’anni, io l’ho sterilizzata una seconda volta, facendo bollire per 20 minuti i vasetti immersi in acqua.

Non ho pesato la quantità di marmellata ottenuta, quindi vi mostro i vasetti.

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“Marmelade” di arance amare

 

Per amor di verità va detto che il sapore è decisamente amarognolo. A me personalmente piace, ma se preferite un sapore meno amaro potete provare a usare solo metà dose di arance amare e l’altra di arance normali.

Io sto provando una versione con aggiunta di mandarini. Vi farò sapere com’è.

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